the banality of occupation

by OCCUPATI

Performances/installation

Refugeproject

Milos, Greece 2014

curated by: Artspirators team

Maria Andromahi Hatzinikolaou,

Nikos Podias, Rania Armagos, Spyros Tsalapatas

OCCUPÀTI ÒCCUPATI!

Natalia Agati, Matteo Locci, Serena Olcuire, Maria Rocco, Panagiotis Samsarelos

During Second World War Milos’ occupation Germans and locals were capable of establishing basic relations of exchange beyond their obvious conflicting positions.

Somehow banal human interactions and exchange of goods fostered occupation legitimization turning exception into perceived normality.

 

Normalization can be understood as a process by which normal relations are manufactured in a context of abnormal circumstances”.

Separating the colonizer from its own acts of aggression, means treating it as a political subject that is somehow independent of its political actions.

Normalization is therefore the primary mechanism used to overcome the contradictions inherent in the conflict in all its dimensions. Resolving the problems throughout occupier/occupied personal relations, distracts the debate from the heart of the problem: the occupation itself.

Reading those interactions trough Hannah Arendt’s eyes, what might seem as acting the lesser evil becomes the criminal device to accustom to wickedness.

Who elects the lesser evil easily forgets to have taken side in favor of the evil itself.

 

 

What kind of non-hypocritical relationship can nowadays exist between tourist occupiers and local occupied?

What kind of genuine interchange can a love and hate relationship reveal?

What kind of hidden interactions does commercial exchange disclose?

How are locals responsible of their colonized status?

How are they turned into collaborators?

Who are nowadays colonial tourism mediators?

Are locals simply subjected to or do they have an active role in the occupation? 

What strategies do occupiers adopt in order to be legitimized?

What are colonization’s outposts?

What are nowadays’ acts of civil insubordination?

Durante la Seconda Guerra Mondiale i tedeschi che avevano occupato Milos e gli abitanti dell’isola furono capaci di stabilire delle relazioni essenziali di scambio, al di là della loro evidente conflittualità.

In qualche modo le semplici interazioni umane e gli scambi di beni generatosi, favorirono la legittimazione dell’occupazione, trasformando l’eccezione in normalità percepita.

 

La normalizzazione può essere considerata come un processo attraverso il quale si generano relazioni normali, in circostanze anormali.

Separare il colonizzatore dai suoi stessi atti di aggressione, significa trattarlo come un soggetto politico che in qualche modo è indipendente dalle sue azioni politiche.

La normalizzazione è quindi il meccanismo primario usato per superare le contraddizioni intrinseche nel conflitto, in tutte le sue dimensioni. Cercare di risolvere completamente i problemi delle relazioni tra occupante e occupato, svia l’attenzione dal cuore del problema: l’occupazione stessa.

Leggendo queste interazioni attraverso gli occhi di Hanna Arendt, ciò che potrebbe sembrare agire il male minore diventa il dispositivo criminale per abituare alla malvagità.

Chi opta per il male minore facilmente si dimentica di essersi schierato a favore del male stesso.

 

Che tipo di relazioni non ipocrite possono esistere oggi tra i turisti occupanti e gli abitanti occupati?

Che tipo di scambio genuino può svelare un rapporto di amore ed odio?

Che tipo di relazioni nascoste genera uno scambio commerciale?

In che modo gli abitanti del luogo sono responsabili del loro stato colonizzato?

Come si trasformano in collaborazionisti?

Chi sono oggi i mediatori del turismo coloniale?

Gli abitanti sono solo sottoposti all’occupazione o hanno un ruolo attivo?

Che strategie adottano gli occupanti per essere legittimati?

Quali sono gli avamposti della colonizzazione?

Quali sono gli attuali atti di insubordinazione?

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